16 Novembre 2022

Intervista a Marco Zanichelli

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Diamo voce ai nostri docenti!

 

I docenti della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia non sono solo dei professionisti del settore, ma dei veri e propri navigatori del mondo della creatività. Che si tratti di fumetto, animazione, sceneggiatura, illustrazione o web design, ogni corso mette a disposizione degli studenti una serie di esperti in grado di aiutarli a dare voce alla loro creatività. Come Marco Zanichelli, insegnante del corso di Grafica Pubblicitaria, Art Director, Interaction Designer e collaboratore di Open Stories.

 

  1. Ciao Marco! Raccontaci il tuo percorso nel mondo del Graphic Design, dalle tue prime esperienze, anche all’estero, fino alle recenti collaborazioni con Gruppo Hera e Open Stories.

 

Dopo aver studiato grafica a Parma ho iniziato a lavorare a Milano in grandi agenzie di pubblicità (tra cui Leo Burnett) facendo tutta la “gavetta” che si faceva all’epoca. Era l’inizio degli anni 90 e tutto sembrava possibile. Poi sono tornato in Emilia, a Bologna, in un’agenzia indipendente. Il passo successivo è stato quello di aprire la mia bottega. Nasce così Onde (nome scelto come omaggio a David Carson), che diventa poi Open Stories, una crew creativa in continua evoluzione.

 

  1. Quali sono gli artisti che hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro (e che continuano a farlo)?

 

Direi Marina Abramovich, Barbara Kruger, Mariko Mori, Maurizio Catellan e ovviamente Andy Wharol.

 

  1. Quanto è cambiato il mondo del Graphic Design negli ultimi anni? Rispetto ai grandi di un tempo quali le differenze, se ce ne sono?

 

Ora è tutto più veloce e un designer fa fatica a costruire il proprio “nome”, ci vuole tempo, non tutto può essere #instant e #topic.

 

  1. Oggigiorno la maggior parte del Graphic Design passa attraverso i social network. Cosa ne pensi di questo nuovo mondo? Come credi che abbia influenzato il ritmo di lavoro?

 

Il digitale ora è prevalente, quindi i progetti di comunicazione sono tagliati su questi canali. Dalla comunicazione di massa si è passati ad una comunicazione one to one. Nuove tecniche e nuovi approcci, ma il cuore del nostro mestiere è sempre lo stesso: trovare una buona idea, rilevante e memorabile per il pubblico.

 

  1. Un consiglio che ti senti di dare a un’aspirante Graphic Designer?

 

Nei primi anni cerca di lavorare in studi dove puoi continuare ad imparare, a crescere, a migliorarti. Cerca di costruirti delle relazioni con colleghi che stimi, e mantieni curiosità su ciò che ti piace, che ti stimola, che vorresti fare anche tu.

 

  1. Tra i tanti progetti che hai realizzato, ce n’è uno a cui ti si senti più legato degli altri? E perché?

 

Prima di tutto Merit cup, uno spot del periodo milanese, dove scegliemmo un pezzo di un giovane pianista olandese, Wim Mertens. Sulla sua musica abbiamo costruito tutto. Un brano così emozionante. Non fu facile farlo approvare al cliente, ma fu un successo. Poi la campagna per la raccolta differenziata del Gruppo Hera, dove abbiamo giocato con la copertina di Abbey Road dei Beatles. Ci siamo divertiti un casino… i Beatles che portano il rusco, uno spasso! Infine, la recente campagna realizzata per l’Ordine degli Architetti di Reggio Emilia, che cerca di avvicinare la figura dell’architetto alle esigenze della cittadinanza, creando un confronto ironico tra i risultati del fai-da-te con il cuggino e quelli ben più soddisfacenti ad opera di un professionista del settore.

 

  1. Una canzone o una band che ti rappresenta particolarmente?

 

Domanda difficilissima, ma ci provo:

 

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