Diamo voce ai nostri docenti!
I docenti della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia non sono solo dei professionisti del settore, ma dei veri e propri navigatori del mondo della creatività. Che si tratti di fumetto, grafica pubblicitaria, sceneggiatura, illustrazione o web design, ogni corso mette a disposizione degli studenti una serie di esperti in grado di aiutarli a dare voce alla loro creatività. Come Giuseppe Camuncoli, insegnante e direttore artistico della nostra scuola, nonché autore di fama mondiale che collabora con etichette come Image Comics, Marvel Comics e DC Comics.
Ciao Giuseppe! Sei tra i disegnatori di fumetti più impegnati nel mercato internazionale, sia in quello statunitense sia in quello italiano. Come sei riuscito a trasformare la tua passione in una vera e propria professione?
L’ingrediente fondamentale è stata la costanza, che è una conseguenza della passione. Già dai tempi del liceo, quando ancora non sapevo se sarei diventato un professore di italiano o un fumettista, partecipavo a tutti gli eventi che orbitavano intorno al mondo del fumetto: fiere, incontri con artisti e workshop.
Prima ancora di credere in sé stessi quindi, è importante applicarsi e fare tantissimo esercizio. Lo scopo finale è diventare consapevoli del proprio potenziale artistico e di cosa è possibile migliorare. Come riuscirci? Attraverso un network di persone di assoluta fiducia in grado di consigliarci e di dare delle opinioni oggettive sul nostro lavoro. Non basta l’amico che commenta dicendo “molto bello”, serve una figura di riferimento che ti aiuti a capire se la strada intrapresa è quella giusta. Avere questo feedback è importantissimo, perché ti permette di guardare il tuo lavoro con occhi diversi e di ottenere risultati migliori. Bisogna vivere dei pareri degli altri, l’autoreferenzialità ammazza la creatività.
Nel tuo percorso di formazione quali sono gli autori che ti hanno influenzato maggiormente?
Ho sempre letto di tutto, per cui è difficile stilare una top ten. Già da ragazzo mi dividevo tra il fumetto mainstream dei supereroi Marvel e DC e quello più spiccatamente indipendente. In particolare, gli autori della Vertigo anni ’90 hanno giocato un ruolo fondamentale nella mia crescita artistica, sia
sceneggiatori, come Alan Moore, Grant Morrison e Peter Milligan, sia disegnatori, come Dave McKean, Sean Phillips e Duncan Fegredo. Poi ci sono stati Mike Mignola, Frank Miller, Jim Lee e Katsuhiro Ōtomo con il suo manga Akira, senza dimenticare Andrea Pazienza, Sergio Toppi, Moebius e Ivo Milazzo su Ken Parker.
Hai un tratto molto riconoscibile che continua ad evolvere e a perfezionarsi. Com’è cambiato il tuo stile di disegno nel corso degli anni?
Penso che lo stile cambi sia consapevolmente sia inconsapevolmente. Nel primo caso è l’artista stesso a scegliere di modulare il proprio tratto in base al progetto, come è stato per me con Gli Scorpioni del Deserto, in cui dovevo proseguire il lavoro svolto anni prima da Hugo Pratt. Nel secondo caso, invece, la trasformazione avviene in maniera totalmente spontanea e non controllata. Spesso è influenzata dai gusti e dalle letture, ma soprattutto dalle esperienze di vita di ciascuno di noi. Il segno di un autore è uno specchio della sua anima, ne riflette lo stato d’animo e gli interessi. Per questo motivo può essere soggetto a cambiamenti inaspettati. È la sorpresa dell’atto creativo e bisogna imparare ad accettarla.
Lungo la tua carriera hai avuto la possibilità di lavorare sia su personaggi iconici, come Spider-Man e John Constantine, sia su personaggi originali. Come ti approcci all’uno o all’altro?
Lavorare su personaggi che sono stati già disegnati da altri autori, a volte, risulta più semplice, perché devi “solo” dare una tua personale interpretazione di un character design già consolidato. In un certo senso, chi ti ha preceduto rappresenta un modello da cui trarre ispirazione. Quando mi sono approcciato a Spider-Man, per esempio, ho fatto un mix di tutti gli autori che più hanno definito il mio gusto di lettore: John Romita Sr., John Romita Jr., Erik Larsen, Todd McFarlane e Steve Ditko. Ogni dettaglio del mio Uomo Ragno, come la fisicità, la grandezza degli occhi o la trama della ragnatela, è nato da un confronto con questi artisti. Tutto cambia, invece, quando bisogna creare un personaggio da zero. In questo caso molto dipende dalla ricerca visiva e da cosa si sta leggendo o guardando nel momento in cui si inizia a disegnare. Tutti questi fattori, messi insieme, influenzano in modo più o meno consapevole il lavoro che stiamo svolgendo, dando vita a qualcosa di unico.
Qualche settimana fa è partito un dibattito su Facebook riguardante l’uso delle reference visive quando si disegna: alcuni affermavano che sono necessarie, mentre altri sostenevano che sono un deterrente per la creatività. Tu cosa ne pensi?
Secondo me la verità sta nel mezzo. Molto dipende dal tipo di fumetto a cui si sta lavorando. Se si tratta di una produzione underground, per esempio, il disegnatore avrà più libertà creativa e non dovrà per forza essere fedele alle geometrie o alle prospettive. Nel caso di un fumetto francese o di un bonelliano, invece, è richiesta un’adesione quasi totale alla realtà. Niente può essere lasciato al caso. Se dobbiamo disegnare un galeone sarà necessario cercare la rappresentazione di un galeone da cui trarre ispirazione. Oggi abbiamo a disposizione immensi archivi fotografici online da consultare per agevolare il nostro lavoro, sarebbe illogico non sfruttarli. Ovviamente vale sempre la solita regola: meglio non abusarne.
Il Covid-19 ha avuto un grande impatto su tutta l’industria dell’intrattenimento. Vale anche per il mondo del fumetto? E com’è cambiato il tuo modo di lavorare nei mesi di lockdown?
Il mio lavoro non ha subito grossi mutamenti. Certo, sono venute a mancare le fiere di settore e gli incontri in presenza, ma per il resto tutto è proseguito in maniera abbastanza “indolore” e senza eccessivi intoppi. Anche le lezioni a scuola, fortunatamente, non sono state interrotte grazie alla DAD. Posso dire di essere molto contento di vedere che con la ripartenza, nonostante i tanti punti interrogativi, l’industria del fumetto sembra essersi ripresa in piena forma. Lo si è visto recentemente con la nuova edizione del Lucca Comics & Games, ma soprattutto con la crescita esponenziale delle vendite online di graphic novel. Nei mesi di lockdown moltissimi lettori meno avvezzi al fumetto si sono avvicinati alle opere di Zerocalcare, Sio e Gipi, per citarne alcuni. Questo è un bene! La speranza, ovviamente, è che questo trend possa consolidarsi nel corso dei prossimi anni.





