27 Luglio 2022

Intervista a Lorenzo Palloni

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Diamo voce ai nostri docenti!

 

I docenti della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia non sono solo dei professionisti del settore, ma dei veri e propri navigatori del mondo della creatività. Che si tratti di fumetto, animazione, grafica pubblicitaria, illustrazione o web design, ogni corso mette a disposizione degli studenti una serie di esperti in grado di aiutarli a dare voce alla loro creatività. Come Lorenzo Palloni, insegnante del corso di Sceneggiatura per Fumetto, fondatore dell’Associazione Culturale Mammaiuto e autore di diverse graphic novel apprezzate in Italia e all’estero, come La Lupa, Emma Wrong e il più recente Isole.

 

Ciao Lorenzo! Raccontaci i tuoi primi passi nel mondo del fumetto. Da dove nasce la passione per questo tipo di narrazione e come sei riuscito a trasformarla nel tuo lavoro?

 

Nasce dall’ossessione per le Storie e dal fatto che fin da piccolo disegnavo in sequenza – senza sapere cosa fosse il fumetto. Sapevo che avrei fatto il fumettista, non importava a quale prezzo. Sono cresciuto con i fumetti Marvel e con la prosa di genere. Poi Liceo Classico, Scuola di Comics, blog, Myspace. Poi ho fondato Mammaiuto, scoperto l’autoproduzione e lavorato tantissimo – mi sveglio alle 7 ogni mattina da quando ho memoria. Da lì in Francia, poi con i grandi editori italiani. È un lavoro impegnativo, ma quando capisci le regole, ti si apre un mondo spettacolare.

 

Quali sono gli autori e i titoli che hanno influenzato di più il tuo percorso?

 

Andy Kubert, Alan Moore, Frank Miller, Darwyn Cooke, Mike Mignola, Attilio Micheluzzi.

 

Cosa significa raccontare storie nel mondo d’oggi? Quale impatto cerchi di ottenere sui tuoi lettori?

 

Raccontare storie è la base della vita sociale umana e non è mai stato così importante come in questi anni. Raccontare nel peggiore dei casi significa plasmare la realtà veicolando le paure e le ignoranze delle persone. Nel migliore dei casi vuol dire invece esporre una visione del mondo, un concetto, un’idea che la tua storia incarnerà e che attecchirà nel lettore come spunto, come riflessione. Con il mio lavoro sulla fiction voglio colpire i lettori alla pancia e strofinare la loro faccia in questo disastro che chiamiamo civiltà. Dei problemi bisogna parlarne divertendosi, passando dalle emozioni, per poi cominciare un ragionamento profondo. Raccontare oggi vuol dire avere potere, quindi responsabilità.

 

Si parla sempre di più del grande successo dei manga in libreria. Quali sono secondo te le prospettive per il mercato italiano? Come dovrebbero rispondere gli editori a questo fenomeno?

 

Dovrebbero assorbirlo e farlo loro. É un fenomeno che non si esaurirà presto. E meno male, perché trainerà molte vendite. Ma gli editori di graphic novel e da edicola si troveranno nei guai, poco ma sicuro – a meno che non si sbrighino a guardarsi intorno e a capire quello che il lettore non sa di voler leggere. Siamo ad un bivio, le prospettive sono nebulose. Ma per i fumettisti ci sono mercati ben più floridi – e mai dimenticare l’autoproduzione.

 

Qualche mese fa è uscito il primo numero di una nuova rivista di giornalismo a fumetti di cui sei co-fondatore, La Revue Dessinèe Italia. Puoi dirci qualcosa di più di questo progetto?

 

È una rivista trimestrale di giornalismo a fumetti ispirata all’omonimo magazine francese. Mettiamo insieme giornalisti e fumettisti e raccontiamo storie di realtà che non possono scadere a breve. Bisogna guarire dall’infodemia in cui siamo immersi, dallo scarso giornalismo, dalle fake news, e possiamo farlo solo con la qualità del racconto. La qualità viene dal tempo, il tempo viene dal medium – il fumetto è un linguaggio di costruzione necessariamente lenta, perfetto al caso nostro. Paghiamo molto bene i nostri autori e ci trovate in tutte le librerie. Siamo indipendenti, quindi la cosa migliore è abbonarsi su www.larevuedessineeitalia.it, così vi arrivano a casa quasi mille pagine di fumetti all’anno a 80 euro e a noi tutto il malloppo, fondamentale per sostenerci.

 

Sempre quest’anno è arrivato sugli scaffali anche Isole, il tuo nuovo graphic novel. A cosa ti sei ispirato per questa storia?

 

Mi sono ispirato alle narrazioni belliche e al topos narrativo dell’isola come esemplificazione di patti sociali in un ambiente circoscritto – quindi universale. È un noir sociale che si svolge in un non ben specificato mondo in guerra, una storia piccola che ragiona su come funzioniamo in relazione alle strutture che ci creiamo: un soldato chiede asilo in una comunità di ex prigionieri di guerra. Un conflitto porta ad un altro e ad un altro ancora. È una storia su come il conflitto sia nell’essere umano e l’unica strada sia abbracciarlo.

 

C’è un personaggio dei tuoi fumetti con cui ti identifichi maggiormente?

 

Rico Ferris di “Mooned”, una storia uscita su www.mammaiuto.it dal 2012 al 2014 e che è ancora tutta leggibile online. È stato il mio diario per quegli anni, traslato poi in space opera comica. Ci ripenso spesso con affetto. Rico è un astronauta che si trova bloccato su una piccola luna in attesa del miglior amico, che però è morto dall’altro lato della luna. È una storia sulla pericolosità della speranza e Rico un personaggio in costante cambiamento ma anche in piena negazione di realtà. Forse dovrei rifletterci su…

 

Domanda inevitabile: progetti futuri?

 

Tanti. É appena uscito in Francia il mio “Effroyable Shermann” per Ankama disegnato dalla Marsili, che spero arrivi presto in Italia; il 5 ottobre sempre in Francia esce il poliziesco “Burn Baby Burn” per Sarbacane, a Lucca Comics “Delusi dalla Preda” autoprodotto per Mammaiuto, l’anno prossimo “Fortezza Volante” disegnato da Miguel Vila. Poi due Dylan Dog Regular, un libro di racconti brevi e ovviamente La Revue Dessinée Italia. Che fatica, ma anche che ficata!

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